Nella settimana in cui il Parlamento Europeo ha partorito il rivoluzionario (si sente che sono ironico?) Regolamento sul vino biologico, ecco a voi The Additive’s List:
giovedì 16 febbraio 2012
mercoledì 15 febbraio 2012
Il vino prima era avvolto nel mistero ora è avvolto nell’ignoranza. Grazie web
Trovate questa frase nell’ultimo post pubblicato su hosemasterofwine.blogspot.com. Adesso beccatevi la mia opinione a tal proposito. Il web è ancora giovane, siamo soltanto all’inizio della sua storia. Le interpretazione su questo nuovo mondo sociale sono ancora annebbiate da una visione anacronistica del significato di fare cultura – insieme di conoscenze che concorrono a formare la personalità e ad affinare le capacità ragionative di un individuo. Ecco Internet è soltanto un’arma in più per affinare le capacità ragionative. Per far ciò si serve del confronto, a volte nella semplicità risiede la verità: non è niente altro che una piazza virtuale dove ci si incontra e si condividono punti di vista. Nel nostro caso un wine bar, un’enoteca, una cantina fisicamente non reali. La cultura in questo caso nasce dallo scambio di informazioni, che grazie al world wide web può avvenire nel medesimo istante tra persone fisicamente distanti ma mentalmente vicine. E’ per questo che a volte un commento è di gran lunga più importante dell’articolo stesso. Discernere tra errato e corretto è una responsabilità che spetta soltanto al singolo fruitore e non al media, vecchio o nuovo che sia. Internet si tiene ben lontano dal dettare dogmi. Per questo abbiamo già le religioni, loro sì che avvolgono il mistero nell’ignoranza.
domenica 12 febbraio 2012
Se il “The Economist” scrive di birra e di Leuven io non posso non tradurre. Seconda parte: la quantità Inizia per In
(L’autore della foto sono io medesimo quindi se prelevate linkate, dank u!)
Dopo “Se il “The Economist” scrive di birra e di Leuven io non posso non tradurre. Prima parte: la qualità inizia per W” eccovi servita la seconda parte:
Pour reputation. Oltre a rivendicare di produrre la miglior birra al mondo il Belgio è anche la casa della più grande azienda produttrice di birra. Anheuser-Busch InBev, con sede a Leuven, piccola cittadina universitaria a mezzora di treno da Bruxelles, produce una su cinque di tutte le birre vendute nel mondo. Vicino alla sede centrale, dall’altra parte della strada, c’è l’edificio della Stella Artois, dove nasce una delle etichette più conosciute tra i marchi internazionali.
Se San Sisto non riesce ad avere lo splendore di una cattedrale medievale, l’atrio principale della Stella Artois ci va molto vicino. L’Interno quieto e maestoso è dominato da 15 immensi bollitori per la birra di acciaio inox inossidabile, le cui “bocche” puntano dritte al cielo. In modi diversi, sia l’abbazia di San Sisto che la Stella Artois rappresentano la venerazione con cui i Belgi ammirano la loro birra. Il loro paese produce anche la maggior gamma di tipi di birra – 1.131 all’ultimo conteggio. Oltre alle sei birre trappiste ales ed altre birre di abbazia, vengono prodotte grandi quantità di lagers, come la Stella Artois e la “compagna” Jubiler, la più popolare birra in Belgio. I beoni posso anche scegliere tra un assortimento di birre bianche, ales scure, birre rosse dall’ovest delle Fiandre, golden ales, birre stagionali fatte con metodi artigianali e un gran numero di birre regionali. Particolarissime sono le austere, birre lambic a fermentazione naturale provenienti da Brussels e della vicina valle del fiume Senne - ritorno al passato quando ancora non si conoscevano i lieviti. Questi anacronismi sopravvivono soltanto in Belgio.
giovedì 2 febbraio 2012
La sottile linea rossa tra il criticare e l’offendere
La sentenza. Il Tribunale di Padova condanna il direttore Gaetano Manti, responsabile della rivista “Bere” (non più in edicola) e “Il mio vino”, a pagare 15 mila euro al produttore Enrico Scavino.
Il fatto. “Come annusare una risciacquatura di un vaso di marmellata appena finito... Quello che si è sentito, in maniera netta, è il profumo dell’acquetta lasciata in un piatto da una fetta d’anguria”. Queste sono le parole usate dal giornale nella recensione del 2004 sul Barolo Rocche dell’Annunziata Riserva 1997 della cantina Paolo Scavino di Castiglione Falletto.
La mia opinione. Mettiamo subito i puntini sulle “i”. Sono (o almeno provo ad essere) un wineblogger ultrà della libertà di parola nel web (e non solo!). Quando le parole “censura” ed ”internet” vengono accostate troppo facilmente mi viene un gran bruciore di stomaco. Inoltre detesto le persone dalla querela facile. Vessillo sbandierato troppo spesso per intimorire il più debole (economicamente parlando). Detto questo, prima di essere scrittore di vino online ho passato più di 20 anni della mia vita a correre su e giù tra le viti. Quando torno in Italia qualche giorno di lavoro tra i vigneti non me lo toglie nessuno. So cosa vuol dire produrre vino. Conosco le delusioni e le gioie nascoste in questo atto antico. Quindi arrivare a definire un vino “risciacquatura” e “ acquetta […] di anguria” è per me una pura e semplice offesa. Danno morale che si arreca a una persona con atti o con parole. Dietro quel vino ci sono le fatiche di persone comuni. Quindi si offende cinicamente ciò che più nobilita l’uomo, il lavoro. Non è tutto etichettabile e scusabile come “critica”. Dobbiamo fissare un linea di rispetto invalicabile. Dobbiamo tracciare una sottile linea rossa.
lunedì 30 gennaio 2012
Sassicaia 07. Appunto: spendere 130 euro non è cosa buona e giusta
L’ho comprato e l’ho bevuto. Semplicemente e senza farmi troppe pippe mentali. Non ho aspettato, non ho scelto il grande evento, non ho cercato l’abbinamento migliore. Nada de nada. Scapsulato, stappato e versato. Soltanto due mosse ragionate da enointrippato: prima, tra il togliere il tappo e il riempire il bicchiere sono trascorsi circa 400 minuti; seconda, ho lasciato la bottiglia a metà per 24 ore. Da questo momento in poi chiameremo la Prima Fase (PF) e la Seconda Fase (SF).
Andiamo con ordine: lasciamo perdere i bla bla circa il colore. Porca pupazza se a 130 euro non ci fosse limpidezza, rubino scuro profondo, eccetera e eccetera sarebbe da “associazione a delinquere di stampo vinoso”. Passiamo diritti al naso. PF. Intenso ma non troppo. Ampio ma non troppo. Frutti rossi, pepe rosa, cioccolata, tabacco. In bocca: acidità tagliente e tannino perfettamente ricamato nella trama in costante divenire (punto al carciofino d’oro). Tutto è in un equilibrio ossessivo. Niente è fuori posto. Il gusto resta sulle papille con facilità per lunghi secondi. SF. Il rubino sembra ancora più profondo. Inchiostro allo stato puro. Il naso aumenta: note di sottobosco e cuoio rendono lo sniffare eccitante. La bocca concorda perfettamente con l’olfatto. L’acidità resta l’unico spigolo (nel senso positivo del termine). Soltanto gli anni lo smusseranno. Note: la bevuta risulta molto semplice nonostante la struttura sia di spessore notevole.
Conclusioni: la Seconda Fase è migliore della Prima Fase, sensazioni più decise (organoletticamente parlando) che quasi giustificano il prezzo. Il problema resta però quel “quasi”. E’ superfluo dire che il vino viaggia tranquillamente sopra i 92 punti. Ma io da questo tipo di prezzo non cerco una semplice ottima bevuta ma una vera e propria esperienza sensoriale, un vero e proprio trip. Che non c’è stato!

