Stefano Molino

Stefano Molino

Ho le mie radici tra le sabbie bianche e gialle del Roero, dove da tempo immemore la mia famiglia coltiva la vite. Oggi a 25 anni mi occupo della vendita di vino e tartufi in quel di Alba. Penso al vino come ad un prodotto di mercato ma ho la massima stima per chi ha ancora le mani spaccate dalla legatura dei tralci, per chi trascorre la vita tra i filari e la cantina, per l'onesto sguardo contadino lontano dalle fiere e dai punteggi. Adoro la semplicità quando non significa "banale" ma "compiuto" e "chiaro".

Tra vini eccellenti ma introvabili come il Sacro Graal ed altri che a forza di rialzi annuali con percentuale a doppia cifra sono diventati beni di lusso, qui in Langa ci si muove a tentoni per scovare grandi rossi da uva nebbiolo a prezzi accessibili.
Parlare di un Sauvignon Blanc italiano dopo aver bevuto strepitose bottiglie prodotte nella sua terra d'origine, la Loira, vien sempre difficile, ancor più se pensiamo alle caricaturali versioni prodotte un po' ovunque nel mondo, dal Cile al Sudafrica, passando per la Cina e arrivando anche in molte zone d'Italia. 
Nella mia cantinetta Barolo e Barbaresco annata 2009 sono davvero pochini, come mai? Lungi da me parlare di annata cattiva ma di certo non grande, fuori dalla lista dei migliori millesimi. I vini mi sembrano spesso carenti di complessità, sia al naso che in bocca, asciutti, in alcuni casi squilibrati.
Scordatevi gli schemi sul Trebbiano, quelli sui bianchi insipidi da scaffale del Carrefour e pure quelli sui vini internazional-siculi premiati dalle guide (e meno, molto meno, dal palato).
Ci sono vini di cui non bisognerebbe parlare, ricchi di personalità ad un prezzo contenuto, spesso prodotti per amore della vitivinicoltura (e vitivinicultura) e non del mero profitto.
Lo scorso inverno ne avevo adocchiate diverse bottiglie in offerta a soli €6,90 sugli scaffali dell'Esselunga e, nonostante l'articolo di Intravino, ne avevo fatto scorta. 
I vini sono descritti in ordine secondo la classifica finale della degustazione, dal ventesimo al primo. Prendetela con le pinze perché i giudizi sono pur sempre soggettivi e perché nel parlare di vino le risposte si trovano sempre e solo nel bicchiere.
Il vitigno Arneis ha origine nel Roero e probabilmente il nome deriva da "renesio", collina che sovrasta l'abitato di Canale, nel cuore del Roero, appunto. In passato era anche detto nebbiolo bianco e ritenuto ottima uva da unire al re dei vini piemontesi.
Non siamo nella Liguria dei SUV, della seconda casa fronte mare, della vergognosa cementificazione e non siamo nemmeno nella Liguria dei vacanzieri del weekend, che fuggono dal traffico cittadino per ritrovarsi nello stesso traffico sul lungomare e a lottare per stendere un lenzuolo sull'ultima spiaggia pubblica.