Marco Arturi

Marco Arturi

Avete presente quello antipatico che sta sempre con il torto e se ne rende pure conto ma persevera, quello che non riesce a parlare di vino senza metterci in mezzo espressioni come “sovversivo”, “dissidenze”, “naturale” o “artigianale”, quello che fare vino è un atto politico, quello che il vino è una scusa per raccontare altre cose e le altre cose sono scuse per raccontare il vino, quello che scrive appelli e manifesti con i vignaioli ribelli e organizza manifestazioni che sembrano sagre contadine nel cuore della città che poi infatti è lo stesso che dice che il vino in fondo è un pretesto per stare insieme, per poter dire “noi”.

Ecco, quello.

Lunedì, 17 Dicembre 2012 09:01

Rosso Natale

Era il dicembre di due anni fa quando scrissi per Carta un pezzo prenatalizio nel quale raccontavo una decina di vini dissidenti. L'articolo attirò l'attenzione di un pubblico di profani, mentre alcuni addetti ai lavori ebbero da ridire sul contenuto della lista senza capire che si trattava di un gioco e - come dimostrava l'assenza dell'annata dalle schede - di un pretesto per far conoscere le storie che stavano dietro a quei vini.