Lunedì, 23 Febbraio 2015 16:07

Guida di New York per panciastoppisti. Cucina giapponese (prima parte)

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New York City è una città dove puoi trovare tutto e il contrario di tutto, anche nel cibo. Puoi mangiare un hot dog con un dollaro così come con dieci, e questa regola vale per qualsiasi tipo di cosa commestibile. Ma New York è soprattutto la città che permette di provare tutte le cucine del mondo con una qualità media molto buona.

Le guide consigliano spesso ottimi posti, ma in cui trovare una seduta è un'impresa degna di un gladiatore o per mangiare devi lasciare un rene. L'alternativa è un posto abbastanza scontato oppure più spesso un cash only (il paradosso del regno delle carte di credito) e no reservation (ti metti in lista d'attesa e attendi al freddo e al gelo o al caldo e l'afa, dipende dalla stagione). La mia scelta cerca di bilanciare tre variabili: prezzo, qualità e accessibilità (no lunghe attese in strada, no prenotazione mesi prima).

Ultima cosa prima di iniziare: ho volutamente evitato cibo italiano non perché qualitativamente non rilevante (ci sono ristoranti italiani che ti ricordano di essere a New York solo al momento del conto e pizzerie dove un napoletano si troverebbe a proprio agio), ma soltanto perché spesso chi mi chiede consiglio è appena volato via dalle tagliatelle della nonna emiliana, ha appena digerito la carbonara della Sora Lella e tra qualche giorno mangerà di nuovo il pesce a Mondello.

Dinner rilassante. Sushiden: ce ne sono due, consiglio quello sulla 49esima tra la sesta e la settima avenue. Atmosfera 8/9: naturalmente dipende dal giorno della settimana, ma l'accoglienza e la cura del cliente sono da spa; cibo 8: ottimo sushi e sashimi, io ho osato con soddisfazione piena anche una lingua di beef e a seguire il resto del beef; prezzo 8: 50/60 dollari a persona, per mangiare un ottimo giappa a New York non sono molti, credetemi!

Sushiden.jpg

Lunch rilassante. Soba Koh: East Village, sulla quinta strada, tra la prima e la seconda avenue. Atmosfera 8: se sei fortunato becchi il vecchietto giapponese che prepara la soba fatta in casa davanti ai tuoi occhi, nell'aria non c'è mai la tipica frenesia della città; cibo 7/8: scegli la soba calda con tempura, non prendere il lunch menù, non ne vale la pena (la cameriera con il classico aplomb giapponese ti indicherà quella strada, tu vai per la tua); prezzo 9: circa 25/30 dollari a persona.

Soba

Lunch veloce. FishMarket: siamo al Chelsea Market. Addentrati fino al mercato del pesce. Punta il bancone del sushi, mettiti in lista per uno spot per mangiare. Atmosfera 5: attesa (un po' lunga) nel caos ed una volta seduti persone che ti girano intorno come avvoltoi, perché vogliono il tuo posto; cibo 9: freschezza assoluta, buttati a più non posso sul crudo allo stato puro; prezzo 7: mediamente costoso ma molto soddisfacente.

Fishmarket

Ultimo consiglio: in tutte e tre le location meglio accompagnare il cibo con un buon tè, al massimo se proprio bramate alcol andate sul sake, ma evitate di prendere il vino che sarà buono soltanto per far lievitare il conto.

To be continued...

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Enrico Nera

Sono Enrico Nera, nasco in un piccolo paesino nella provincia sud di Roma il 6 settembre del 1980. Viti e botti entrano subito nella mia quotidianità. Come semplice bambino spettatore, guardo il lavoro di mio padre durante il susseguirsi della stagioni, dalla potatura invernale alla vendemmia autunnale. Ma la viticoltura necessita di forze, così inizio anch’io a dare il mio piccolo contributo. Ricordo ancora le risate di mio padre e mio fratello mentre mi guardano andare su e giù tra i filari ancora troppo alti per me. Ricordo ancora quando con mio nonno Tito, munito di bastone come unità di misura, ponevo nel terreno alla giusta distanza le barbatelle che mio padre avrebbe in seguito piantato per dar vita al nuovo vigneto. Le fatiche, le delusioni, ma anche le soddisfazioni di oltre 20 anni di lavoro della terra sono un alternarsi di emozioni che creano un susseguirsi di amore e odio. Come tutte le cose realmente belle, la grande passione per il vino e  per la viticoltura in generale diventa consapevole in me soltanto quando la distanza mi ha permesso di rielaborare i ricordi. Arriva il corso da sommelier, nasce ParliamoDiVino.com, finalmente posso liberare le mie emozioni nascoste per troppi anni. 

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