Lunedì, 10 Novembre 2014 02:54

Yelp, maneggiare con cura (se proprio non potete farne a meno)

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Il titolo originario avrebbe dovuto essere "Yelp è una cagata pazzesca" ma il mio pool di avvocati me l'ha fortemente sconsigliato. Non sono mai stato un fan della recensione sempre, ovunque e ad ogni costo. Penso che, parafrasando il professore di disegno tecnico del liceo, c'è chi è nato per degustare e chi è nato per mangiare (se non addirittura per abbuffarsi). Ecco la maggior parte delle persone che si fiondano a dare giudizi e voti a destra e a manca appartiene alla seconda categoria, dove la papilla svolge un ruolo prettamente grappresentativo. Perché tanto livore? Qualche weekend fa sono stato a San Diego, ridente cittadina della west coast dove per viverci è richiesto: almeno due tatuaggi, un cane tozzo e con il muso perennemente incazzato e una tavola da surf.

Non so bene cosa mi abbia portato tra le fauci del sito di recensioni più famoso d'America, probabilmente la totale mancanza di punti di riferimento condita con tanta fame dopo una rilassante passeggiata sulla sabbia della Pacific Beach. L'atmosfera da Baywatch ha chiamato un carnoso hamburger. Yelp nelle vicinanze suggeriva un locale con circa quattrocento recensioni e con 4 stelle su 5. Bingo. Semplice, veloce, efficace e soprattutto attendibile? Praticamente da dimenticare: posto anonimo, pane anonimo, pomodoro anonimo, cipolla anonima con hamburger secco e duro oltre che naturalmente anonimo. Gli darei una stella soltanto perché non si sono verificati dolori post ingurgito nel basso ventre. Secondo giorno, secondo tentativo, tenendo basse le aspettative: risto-pub di ispirazione neozelandese, munito di 4 stelle grazie a circa 486 recensioni. Salmone commestibile. Due stelle e mezza: una per l'atmosfera, una per la hostess, mezzo come incoraggiamento. Mi incaponisco. Terzo giorno. Terzo tentativo. Cerco ristorante di alto livello con vista sullo skyline di San Diego dove poter mangiare pesce a lume di candela. Budget e aspettative alte. Cambio tattica: cerco prima fuori dal circuito Yelp, attraverso vie vecchio stile: albergatore, dove posso andare a mangiare questa sera? Una volta ottenuto il nome chiedo conferma a Yelp, che puntualmente arriva: 4 stelle, 900 recensioni!

Ed ecco compiersi il delitto perfetto. I 160 dollari più mal spesi della mia vita. Servizio scadente, location discreta anche se la vista sui variopinti grattaceli di downtwon San Diego era ad appannaggio di una manciata di tavoli su circa 70 posti. Ma arriviamo al vero punto dolente, il cibo. Piatti cattivi al palato, brutti alla vista. Senza nessun minimo equilibrio gustativo: cosa ci fa un merluzzo ricoperto con una crosta di mandorle, quasi dello stesso spessore del pesce, in un piatto "abbellito" da mais? Perché la mia coda di aragosta, dal sapore completamente piatto, viene servita con olio scaldato da una candela? Per non parlare del pane guarnito con uno strato di formaggio non meglio identificato.

Attraverso i grandi aggregatori di opinioni non abbiamo fatto altro che creare delle torri di babele 2.0, dove l'illusione del parlare la stessa lingua ha spinto gli uomini ad ambire alla verità culinaria. L'idea di fondo era che la somma di tante soggettività avrebbe dato come risultato un'unica oggettività, ma il clamoroso errore è stato l'aver pensato che tutti partissero dalla stessa base, ovvero il saper discernere il salato dal sapido, il dolce dal tendenzialmente dolce, l'amaro dall'aspro, l'acidità dalla sapidità,. Insomma, non aver capito che la cucina è comunque cultura e quindi per poterla giudicare e rendere il tutto di dominio pubblico bisogna averne gli strumenti culturali, bisogna avere un palato allenato al mangiar bene, nell'accezione più semplice del termine.

Il cibo in questo ristorante era oggettivamente pessimo. Yelp è una cagata pazzesca! (Ops, l'ho detto!)

Tutta la terra aveva una sola lingua e le stesse parole. Emigrando dall'oriente gli uomini capitarono in una pianura nel paese di Sennaar e vi si stabilirono. Si dissero l'un l'altro: "Venite, facciamoci mattoni e cociamoli al fuoco". Il mattone servì loro da pietra e il bitume da cemento. Poi dissero: "Venite, costruiamoci una città e una torre, la cui cima tocchi il cielo e facciamoci un nome, per non disperderci su tutta la terra". Ma il Signore scese a vedere la città e la torre che gli uomini stavano costruendo. Il Signore disse: "Ecco, essi sono un solo popolo e hanno tutti una lingua sola; questo è l'inizio della loro opera e ora quanto avranno in progetto di fare non sarà loro impossibile. Scendiamo dunque e confondiamo la loro lingua, perché non comprendano più l'uno la lingua dell'altro". Il Signore li disperse di là su tutta la terra ed essi cessarono di costruire la città. Per questo la si chiamò Babele, perché là il Signore confuse la lingua di tutta la terra e di là il Signore li disperse su tutta la terra. (Gen. 11, 1-9) 

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Enrico Nera

Sono Enrico Nera, nasco in un piccolo paesino nella provincia sud di Roma il 6 settembre del 1980. Viti e botti entrano subito nella mia quotidianità. Come semplice bambino spettatore, guardo il lavoro di mio padre durante il susseguirsi della stagioni, dalla potatura invernale alla vendemmia autunnale. Ma la viticoltura necessita di forze, così inizio anch’io a dare il mio piccolo contributo. Ricordo ancora le risate di mio padre e mio fratello mentre mi guardano andare su e giù tra i filari ancora troppo alti per me. Ricordo ancora quando con mio nonno Tito, munito di bastone come unità di misura, ponevo nel terreno alla giusta distanza le barbatelle che mio padre avrebbe in seguito piantato per dar vita al nuovo vigneto. Le fatiche, le delusioni, ma anche le soddisfazioni di oltre 20 anni di lavoro della terra sono un alternarsi di emozioni che creano un susseguirsi di amore e odio. Come tutte le cose realmente belle, la grande passione per il vino e  per la viticoltura in generale diventa consapevole in me soltanto quando la distanza mi ha permesso di rielaborare i ricordi. Arriva il corso da sommelier, nasce ParliamoDiVino.com, finalmente posso liberare le mie emozioni nascoste per troppi anni. 

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Persone in questa conversazione

  • Ospite - Alessandro

    ciao Enrico, sono piuttosto d'accordo con il tuo divertente articolo (ho frequentato mensilmente per anni gli Stati Uniti e anch'io ho visto cose che voi umani....).
    seguimi se vuoi (o ti terrò informato se preferisci). con alcuni professionisti stiamo costruendo un App per cercare di fare qualcosa i più, a partire dal giusto commento che fai sull'illusione di parlare la stessa lingua. la soggettività nel gusto rimane (sai l'imprinting culturale che ricevi nel corso della vita rimane...),ma ci deve essere una tassonomia dettagliata che guidi la recensione. che è comunque utile per i più che "mangiano", ma lo deve diventare anche per chi è più evoluto. grazie accora e buon lavoro. Alessandro

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