Mercoledì, 19 Agosto 2015 03:34

Mi sono chiesto se fosse giusto parlare di Paola In evidenza

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Paola

Mi sono chiesto se fosse giusto. Mi sono chiesto se fosse il caso di parlare di un dramma in un blog che nel 99,99% delle volte parla di cazzate, senza girarci troppo intorno. Sì, perché una vendemmia, una cantina, un vino che piace a x ma non y, sono quisquilie davanti alla morte di una donna di 49 anni.

Mi sono chiesto se fosse giusto. Raccontare di una persona morta di fatica. Una fatica nata tra le vigne. Proprio quelle vigne che ogni giorno per noi generano vino, convivialità, quindi vita. Invece questa volta hanno creato annientamento e morte. La campagna, i campi - luoghi che mi conducono soltanto a pensieri positivi: le corse sfrenate giù per il colle, il lavoro duro ma mai eccessivo e sempre emozionante, le camminate nostalgiche in quelle vigne ora che tutto è lontano. Ricordi ed esperienze che hanno fatto ridere e piangere ed ora sorridere e sospirare. Ma mai ucciso.

Mi sono chiesto se fosse giusto. Parlare di una schiava e dei suoi padroni, dell'Italia che nel 2015 permette che qualcuno possa morire di fatica. Di un'italiana sfruttata da italiani sfruttatori. Un assurdo dramma: non contempla razzismo e non fa differenze se sei arrivato con un gommone o sei nato qua - semplicemente persone. Persone che ogni mattina si svegliano alle due per prendere un autobus ed essere nei campi prima che il sole faccia capolino. La morte sceglie senza fare discriminazioni.

Mi sono chiesto se fosse giusto. Se fosse giusto parlare della Puglia che lascia morire una donna che da troppe ore sta lavorando in condizioni non idonee a compiere quello che in teoria dovrebbe nobilitare una persona, non ucciderla. Paola lavorava in una vigna vicino Andria, andava via di casa alle due di notte, per prendere l'autobus alle tre ed essere al lavoro già alle cinque e trenta. Il suo lavoro di acinellatura prevedeva di stare in piedi su una cassetta, per raggiungere il grappolo, con le braccia tese verso il cielo a scegliere quale acino togliere e quale no, tutto per rendere il frutto più appetibile per il mercato. Prevedeva soltanto questo, secondi su secondi, minuti su minuti, ore su ore, molte, troppe. E pochi, troppo pochi soldi: due euro ogni sessanta minuti trascorsi, 27 euro al giorno.

Mi sono chiesto se fosse giusto. Se fosse giusto che tutto questo accadesse nel più totale silenzio delle persone che tutti i giorni si occupano del mondo del vino, e di tutto il contorno che quotidianamente si ammassa su qualunque social. C'è posto per tutti e per tutte le banalità possibile. Banalità, a quanto pare, minuscole ma sufficienti a nascondere un acino, a nascondere Paola che il 13 luglio del 2015, in Puglia, muore di stanchezza a 49 anni per rendere un grappolo più bello.

Mi sono chiesto se fosse giusto. E penso che lo sia.

Immagine in copertina: http://www.artenaturafoto.it/shooting-aziende-33-1.html

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Enrico Nera

Sono Enrico Nera, nasco in un piccolo paesino nella provincia sud di Roma il 6 settembre del 1980. Viti e botti entrano subito nella mia quotidianità. Come semplice bambino spettatore, guardo il lavoro di mio padre durante il susseguirsi della stagioni, dalla potatura invernale alla vendemmia autunnale. Ma la viticoltura necessita di forze, così inizio anch’io a dare il mio piccolo contributo. Ricordo ancora le risate di mio padre e mio fratello mentre mi guardano andare su e giù tra i filari ancora troppo alti per me. Ricordo ancora quando con mio nonno Tito, munito di bastone come unità di misura, ponevo nel terreno alla giusta distanza le barbatelle che mio padre avrebbe in seguito piantato per dar vita al nuovo vigneto. Le fatiche, le delusioni, ma anche le soddisfazioni di oltre 20 anni di lavoro della terra sono un alternarsi di emozioni che creano un susseguirsi di amore e odio. Come tutte le cose realmente belle, la grande passione per il vino e  per la viticoltura in generale diventa consapevole in me soltanto quando la distanza mi ha permesso di rielaborare i ricordi. Arriva il corso da sommelier, nasce ParliamoDiVino.com, finalmente posso liberare le mie emozioni nascoste per troppi anni. 

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