Domenica, 30 Novembre 2014 00:00

Giuseppino. La riscoperta dell'Io

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Un buon libro ha molte affinità con un buon vino. Prima fra tutte, ambedue, per "funzionare", dovrebbero saper raccontare una storia (per un libro sembrerebbe scontato ma, ahimè, non è così). Inoltre un libro, come un vino, quando è "buono", inteso come piacevolezza nel leggerlo, ha una caratteristica semplice e facilmente riconoscibile: finisce in fretta. Andando oltre tutte le pippe mentali che un geek può farsi

Le circa trecento pagine di Giuseppino sono state fagocitate in meno di tre giorni. E questa la dice lunga sul gradevole appagamento del racconto.

Il caso ha voluto che i due incontri, per mero piacere amicale, con Sara Porro, autrice insieme a Joe Bastianich, durante il periodo della stesura dei 14 capitoli, avvenissero nelle due città emblema della storia: Milano e New York. Consideriamo poi che anch'io sono sbarcato, o meglio atterrato, a Manhattan per vivere il mio sogno americano. Infine mettiamoci il mio interesse per tutto quello che è food e drink. Ed Il gioco è fatto.

Questa mistura di ingredienti ha fatto sì che assorbissi totalmente l'eccitazione di Sara nel raccontarmi qualche retroscena dei fatti narrati oppure la sua coinvolgente emozione per l'incontro con la nonna di Bastianich, Erminia, avvenuto nel Queens poche ore prima. Il tutto si è tradotto in una gran voglia di volere una copia il prima possibile. La tecnologia mi è venuta in aiuto: eBook acquistato il primo giorno in cui è stato messo online.

Il titolo mi ha lasciato abbastanza perplesso fin dalla prima volta che ho saputo quale sarebbe stato - dubbi che non ho mai manifestato all'autrice, un po' per rispetto del lavoro altrui, un po' perché onestamente speravo in un ripensamento. Così non è stato, ed ho dovuto iniziare a leggere con quella perplessità originaria. Nebbia che man mano si dissipava mentre le parole scorrevano per svanire del tutto all'ultima pagina. In quell'esatto momento ho capito che soltanto quella poteva essere la parola posta in copertina: Giuseppino. Giuseppino è il Clark Kent di Superman, è il Robert Bruce Banner di Hulk. Giuseppino è l'alter ego "naturale" di Joe. Sono le radici che tornano con forza a riappropriarsi del proprio spazio a discapito del marciapiede, è la riscoperta dell'Io dopo anni di Super-io. Giuseppino è il tentativo di Erminia di legare quel ragazzino paffutello, così tanto orgoglioso di essere americano quanto così poco fiero delle sue origini, alla terra di partenza.

Giuseppino racconta la storia di un sogno, non americano come la mamma Lidia ed il padre Felicie si erano trovati loro malgrado a vivere, ma di un sogno italiano. Racconta le vicende che hanno portato Joe Bastianich a fare il viaggio inverso alla ricerca di quella che poteva essere le terra più prossima a quella istriana, da dove anni prima la famiglia si era trovata da un giorno all'altro senza patria.

Radici che Joe Bastianich cerca di piantare quanto più possibile vicino a quel luogo di origine attraverso l'acquisto di una vigna in Friuli.

"L'esodo istriano ci ha privato di un posto a cui tornare, e questo ci ha costretto a una reinvenzione creativa delle nostre radici. [...] Ho scelto il Friuli per due ragioni: la prima era semplicemente la prossimità geografica - il posto più simile ad una casa che avessimo era Trieste; la seconda, che da quel terroir possono venire i più grandi vini italiani."

"Il legame con la terra, una terra coltivata, mi avrebbe per sempre sottratto alla sensazione di essere un nomade, al senso di sradicamento assorbito con il latte materno."

"I miei ristoranti chiuderanno, Eataly sarà di qualcun altro: il vino è l'unica tra le cose che ho creato ad avere la possibilità di sfidare il tempo."

Il plot narrativo, come suggerisce il sottotitolo, è la storia del ritorno a casa di Joe Bastianich, che si spoglia della "divisa" da restaurant man per il suo viaggio da New York all'Italia. Nello sradicamento sociale, culturale ed affettivo, il cucinare e mangiare diventano un atto culturale, la vite un mezzo di radicamento, ed il vino si impone come testimonianza futura.

igiuseppino

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Enrico Nera

Sono Enrico Nera, nasco in un piccolo paesino nella provincia sud di Roma il 6 settembre del 1980. Viti e botti entrano subito nella mia quotidianità. Come semplice bambino spettatore, guardo il lavoro di mio padre durante il susseguirsi della stagioni, dalla potatura invernale alla vendemmia autunnale. Ma la viticoltura necessita di forze, così inizio anch’io a dare il mio piccolo contributo. Ricordo ancora le risate di mio padre e mio fratello mentre mi guardano andare su e giù tra i filari ancora troppo alti per me. Ricordo ancora quando con mio nonno Tito, munito di bastone come unità di misura, ponevo nel terreno alla giusta distanza le barbatelle che mio padre avrebbe in seguito piantato per dar vita al nuovo vigneto. Le fatiche, le delusioni, ma anche le soddisfazioni di oltre 20 anni di lavoro della terra sono un alternarsi di emozioni che creano un susseguirsi di amore e odio. Come tutte le cose realmente belle, la grande passione per il vino e  per la viticoltura in generale diventa consapevole in me soltanto quando la distanza mi ha permesso di rielaborare i ricordi. Arriva il corso da sommelier, nasce ParliamoDiVino.com, finalmente posso liberare le mie emozioni nascoste per troppi anni. 

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