Venerdì, 20 Dicembre 2013 02:01

Birre sotto l'albero 2013. Alla Taberna di Palestrina

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121 km è la distanza che divide una serata comune da una serata speciale, 121 km è la distanza che ho percorso lunedì per raggiungere Palestrina (Rm) e la Taberna di Marco Valente in occasione di Birre sotto l'albero 2013.

Apro la porta, la Taberna è invasa dal primo calore della serata, ambiente intimo e accogliente, c'è già fermento, sembra di essere immersi in un boccale di birra dall'aria frizzante e dalle note accattivanti. Si scaldano i sensi bevendo Hoppycat di Birra del Borgo mentre irrompe la voce di Lorenzo Dabove in arte Kuaska, forte e acuta, accompagnato da Marco Tripisciano di MondoBirra.org, fotocamera munito.

L'abbinamento cibo e birra a noi ci piace, quindi che abbiano inizio le danze:

Friska di Nicola Perra, birrificio Barley (bottiglia).  Blanche di ispirazione belga, abbinata a millefoglie di pane carasau, miele di castagno e gelato pecorino sardo, preparato dalla gelateria Greed di Labico. Parlo da birraiola alle prime armi, l'ho trovata molto morbida e piacevole, al gusto riprende il colore, con note chiare e delicate. Sicuramente una birra che non si trova in giro tutti i giorni, quindi contenta di averla bevuta.

E mentre Danilo del Golden Pot di Villalba di Guidonia spilla come non ci fosse un domani, ecco arrivare:

BeeRock dei Birragastrofonici (Roy Paci e Francesco Caprioli) (bottiglia). American Pale Ale abbinata a spiedini siciliani. La birra che riprende la musica già dalla sua presentazione, il logo è quello del mitra a forma di tromba, il messaggio di pace portato avanti. La birra fermenta al ritmo di rock, una sorta di musicoterapia che va dritta nel bicchiere. Bevi un sorso di BeerRock e mastichi amaro, di quello che piace al palato.

"Per me due cartelle", "per me sei", "per me cinque"...è il momento della tombolata di beneficienza per la Sardegna. Le dolci donzelle in sala hanno l'onere di sfidare la sorte e scegliere il numero (tanto per la cronache, io ho beccato un 13 e non ho fatto nemmeno ambo, sarò fortunata in amore).

Freewheelin' di Gino Perissutti, birrificio Foglie d'Erba (spina). Double IPA abbinata ai cjarsons. Un birrificio a Forni di Sopra, paesino del Friuli, bellissimo quando innevato, da visitare assolutamente sapendo anche cosa bere. Un'ambrata che richiama negli odori tutto il Friuli, per questo l'abbinamento con i cyarsons è un'unione di fatto riconosciuta. (Per chi non lo sapesse, come del resto io fino a ieri: i cyarsons sono della pasta ripiena, come ravioloni, dal sapore agrodolce che contengono dalla cannella alla cipolla, dal cioccolato alla ricotta).

Terre di Teo Musso, birrifico Baladin (jeroboam). Una Barley Wine presentata dal mastro birraio Paolo Fontana, abbinata ad un'insalata di cappone su polenta fritta con peperone e bagna cauda. La birra, affinata in botti che hanno cullato grandi vini italiani, in bocca è morbida e calda con aromi nuovi e complessi, potete usarla per meditare se volete.

Oude 25-dodici vintage di Leonardo Di Vincenzo, Birra del Borgo (spina). Abbinata a panettone artigianale ripieno di gelato al gusto di 25-dodici e panettone (per non sbagliare). Come direbbero a Roma "e che t’ò dico a fa": una birra natalizia dai profumi di agrumi, frutta secca e spezie, già la vedo alla luce del caminetto immersa tra aghi di pino e stelle di natale. Stappa una bottiglia ed esprimi un desiderio.

Renna Glüh di Valter Loverier, Loverbeer (pompa). Birra a base di mosto d'uva Freisa, con aggiunta di cannella, chiodi di garofano, anice stellato e scorze d'arancia dolce, degustata con mele fritte alla cannella. Ora si che è Natale!

Ora sapete anche quali birre scegliere per non sbagliare e sopratutto per fare il figo con gli amici facendo finta di capirci qualcosa. Controindicazioni: la birra comincerà ad affascinarvi talmente tanto che non potrete fare a meno di appassionarvi; comincerete ad informarvi compulsivamente sui birrifici; selezionerete ristoranti e pub in base alle birre artigianali in carta. Inoltre abituatevi a frasi del genere: "come sei complicato!", "Na Peroni no?", "con la CocaCola ci abbini tutto, non rompere". Ma vuoi mettere il gusto!

121 km pienamente ripagati, se ogni sera fosse così farei volentieri la pendolare.

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Foto: Marco Tripisciano

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Valentina Romano

Fino a pochi mesi fa le mie giornate si articolavano su codici e leggi, regole e direttive dove il vino aveva spazi limitati: era il pretesto per una cena con amiche, il momento rilassante della spesa mentre leggevo tutte le etichette, la distrazione dal lavoro quando ricercavo vitigni e cantine. Ho sempre guardato il vino nella sua complessità, pensando fosse l'unico elemento nel mondo enogastronomico che più si avvicinasse ai miei studi, con le sue regole, le procedure, la conoscenza indispensabile per poterlo capire, analizzare ed apprezzare. Tornata da un'esperienza all'estero le coincidenze iniziarono a delinearmi un'altra strada: un programma televisivo sull'enogastronomia, delle pubblicazioni sullo stesso argomento, l’incontro con un amico chef. Così ho seguito l'istinto con il master in giornalismo e comunicazione del Gambero Rosso facendo delle mie passioni la specializzazione per il futuro.

 

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