Enrico Nera

Enrico Nera

Sono Enrico Nera, nasco in un piccolo paesino nella provincia sud di Roma il 6 settembre del 1980. Viti e botti entrano subito nella mia quotidianità. Come semplice bambino spettatore, guardo il lavoro di mio padre durante il susseguirsi della stagioni, dalla potatura invernale alla vendemmia autunnale. Ma la viticoltura necessita di forze, così inizio anch’io a dare il mio piccolo contributo. Ricordo ancora le risate di mio padre e mio fratello mentre mi guardano andare su e giù tra i filari ancora troppo alti per me. Ricordo ancora quando con mio nonno Tito, munito di bastone come unità di misura, ponevo nel terreno alla giusta distanza le barbatelle che mio padre avrebbe in seguito piantato per dar vita al nuovo vigneto. Le fatiche, le delusioni, ma anche le soddisfazioni di oltre 20 anni di lavoro della terra sono un alternarsi di emozioni che creano un susseguirsi di amore e odio. Come tutte le cose realmente belle, la grande passione per il vino e  per la viticoltura in generale diventa consapevole in me soltanto quando la distanza mi ha permesso di rielaborare i ricordi. Arriva il corso da sommelier, nasce ParliamoDiVino.com, finalmente posso liberare le mie emozioni nascoste per troppi anni. 

  Sottovalutare l’importanza che il web ha oggi per le cantine significa privarsi dell’arma più efficace per essere competitivi nel proprio mercato di riferimento.
Sabato, 06 Febbraio 2016 21:31

Riserva? Anche no, grazie

"Difficilmente rivedrete Barolo Burlotto con la dicitura "riserva". Per noi è una semplice parola vuota, che non assicura a chi il vino lo fa e, soprattutto, a chi il vino lo compra che in quella bottiglia troverà un liquido più «elevato»."
Lunedì, 14 Settembre 2015 04:03

Non tutte le ossidazioni vengono per nuocere

La Ribolla di Fiegl non esce con tonalità struggenti, non trascorre epoche a contatto con le bucce, non giace sepolta in anfore ad aspettare il suo nuovo domani, nulla. La Ribolla di Fiegl fa soltanto qualche mese in acciaio prima del mercato, dove si presenta con un giallo vivo, un naso fragrante di frutta ed una mineralità vivace. Insomma non nasce per impressionare ma soltanto per essere bevuta con estrema soddisfazione delle fauci.
Mi sono chiesto se fosse giusto. Mi sono chiesto se fosse il caso di parlare di un dramma in un blog che nel 99,99% delle volte parla di cazzate, senza girarci troppo intorno. Sì, perché una vendemmia, una cantina, un vino che piace a x ma non y, sono quisquilie davanti alla morte di una donna di 49 anni.
Parlare di cucina americana non è semplice, sfugge a qualsiasi definizione o collocazione in uno spazio storico e sociale: nasce e si sviluppa dallo stesso melting pot culturale che rende questa città unica al mondo. Cucine che fondono i propri sapori creando alternative alla tradizione per poi diventare tradizione esse stesse durante il trascorrere degli anni.
New York City è una città dove puoi trovare tutto e il contrario di tutto, anche nel cibo. Puoi mangiare un hot dog con un dollaro così come con dieci, e questa regola vale per qualsiasi tipo di cosa commestibile. Ma New York è soprattutto la città che permette di provare tutte le cucine del mondo con una qualità media molto buona.
Venerdì, 19 Dicembre 2014 15:43

Il vino ai tempi di Google

Archiviato il 2014 è tempo di bilanci: gennaio, dopo le grande abbuffate natalizie, è il periodo dell'anno più adatto per capire come è andata e come potrebbe e dovrebbe andare; si guarda il passato con occhio critico, si progetta, o si tenta di farlo, il futuro. Gioie, delusioni e speranze spesso si intrecciano - qualche volta corrono parallele, altre volte si allontanano.
Domenica, 30 Novembre 2014 00:00

Giuseppino. La riscoperta dell'Io

Un buon libro ha molte affinità con un buon vino. Prima fra tutte, ambedue, per "funzionare", dovrebbero saper raccontare una storia (per un libro sembrerebbe scontato ma, ahimè, non è così). Inoltre un libro, come un vino, quando è "buono", inteso come piacevolezza nel leggerlo, ha una caratteristica semplice e facilmente riconoscibile: finisce in fretta. Andando oltre tutte le pippe mentali che un geek può farsi
Il titolo originario avrebbe dovuto essere "Yelp è una cagata pazzesca" ma il mio pool di avvocati me l'ha fortemente sconsigliato. Non sono mai stato un fan della recensione sempre, ovunque e ad ogni costo. Penso che, parafrasando il professore di disegno tecnico del liceo, c'è chi è nato per degustare e chi è nato per mangiare (se non addirittura per abbuffarsi). Ecco la maggior parte delle persone che si fiondano a dare giudizi e voti a destra e a manca appartiene alla seconda categoria, dove la papilla svolge un ruolo prettamente grappresentativo. Perché tanto livore? Qualche weekend fa sono stato a San Diego, ridente cittadina della west coast dove per viverci è richiesto: almeno due tatuaggi, un cane tozzo e con il muso perennemente incazzato e una tavola da surf.
Noi che siamo cresciuti con un mulino bianco. Noi che dalle gioie per le merendine siamo passati alle gioie per le merende con il vino. Noi che l'acqua è soltanto un impercettibile intervallo da un giaggiolo e un goudron. Noi che con un nome "Mulino a vino" viaggiamo in mondi fantastici dove scorrono fiumi rossi con unghie arancio, viola, rubino. Noi non potevamo non andare a vedere l'effetto che fa il nuovo concept di Davide Scabin sull'isola più glamour del mondo.