Venerdì, 30 Agosto 2013 02:31

Sa pipa alluttonada

Scritto da 

pipaclub

A Teulada in via Amsicora 1 c'è Virgilio Meloni, mani grandi e voglia di raccontare. La porta è aperta per chiunque voglia ascoltare e apprezzare ciò che il nostro tempo lascia indietro. Ad accoglierci in casa la tipica ospitalità sarda.  

Virgilio, classe 1940, è tra gli ultimi artigiani a costruire "sa pipa alluttonada", la pipa ottonata, una pipa "povera" che veniva fumata da pastori, minatori e contadini caricandola con "trinciato ed erbe", come ricorda lo stesso Virgilio, una pipa del popolo per il popolo: allevia le fatiche di giornate infinite. Teulada ne è la patria, tanto da farle assumere anche il nome di pipa "teuladina" e di far nascere il detto "portai pipas a Teulada" (portare pipe a Teulada), ovvero "fatica inutile" in quanto a Teulada di pipe ce ne sono già!

Per creare questa pipa, sono indispensabili pochi ed umili materiali: argilla, un cannello in legno e dell’ottone. La lavorazione, che dura circa tre mesi, si divide in diverse fasi, ognuna delle quali ha i sui tempi mai frenetici ma pazienti e in armonia con i ritmi della natura. Ogni allutonada è diversa dall'altra per il tipo di cannello, per la forma del fornello e per come questo viene rivestito.

pipesardegna

Il cannello: solitamente è fatto in sambuco (Sambucus spp.), lagano (Vitex agnus-castus) o in noce (Juglans regia). Una volta tagliato il pezzo di legno viene privato della tenera "medulla" con l’ausilio di un ferro arroventato; a questo punto viene fatto essiccare tre mesi tenendolo arcuato in modo da fargli assumere la classica forma incurvata. Dopo l’attesa il cannello viene pulito e decorato con un ferro arroventato.

Il fornello: per questo si usa un'altra materia prima, l'argilla. In realtà una miscela di argille - Meloni ci parla di argilla bianca (raccolta vicino Chia) e di argilla rossa (quella che si usava per fare i mattoni crudi). La "terra" raccolta viene lasciata in ammollo per un giorno intero, dopo si passa al setaccio per eliminare ogni possibile impurità che ne minerebbe la resistenza alla cottura e la si lascia asciugare per due giorni in modo da consentire l’eliminazione dell’eccesso di acqua. Solo a questo punto è finalmente pronta per essere lavorata; da 1,5 kg di "impasto" Virgilio tira fuori circa 30 pipe. I piccoli abbozzi vengono plasmati a mano, poi si scava il fornello e si mette il tutto ad asciugare all'aria almeno dieci giorni prima della cottura; questa viene effettuata "semplicemente" lasciando le pipe sotto la brace del camino "in sa forredda" per 3 giorni, la temperatura deve essere di circa 700-800°C e il raffreddamento graduale. L'ultimo tocco è un passaggio di cera d'api a lucidare la terracotta.

L'ottone: alla nostra pipa in terracotta manca solo l'ultimo tocco per trasformarla in "allutonada", il vestito d'ottone. Non tutte le pipe vengono rivestite e questo non ne pregiudica la bellezza, pregevoli le teste di cavallo o le forme classiche.  

pipaunicasarde

Un foglio di ottone viene arroventato e tagliato su misura per la pipa che ne sarà rivestita. Molto spesso le pipe presentano anche un coperchietto, utilissimo per gente che lavorava all’aperto: "in caso di pioggia il coperchio impediva lo spegnimento mentre di notte, se non volevano essere individuati, il coperchio velava la luce delle braci a distanza".

La produzione di Virgilio si attesta sulle 80 pipe all'anno; purtroppo solo una trentina di pezzi sono quelli che riesce a vendere ai pochi appassionati che lo vanno a trovare, il costo è popolare e permette di portare a casa un pezzo di storia della pipa italiana a pochi euro.

Noi la pipa l'abbiamo anche fumata, caricata con del Forte e Toscano sbriciolato, poche boccate per vincere l'asprezza del cannello e la fumata diventa già gradevole e fresca. Il fornello non è molto capiente, la pipa non scalda moltissimo tanto d'aver permesso di reggerla per la testa fino al termine della fumata. L'ottima argilla non conferisce al tabacco sapori donando una fumata neutra e quasi analitica nei confronti del tabacco. Di sicuro l'alluttonada porta nelle sue fibre di terra la suggestione della litoranea a getto sul mare, l'aridità vinta dai cisti e dagli asfodeli, la tenacia dei corbezzoli e l'equilibrio instabile degli scisti impreziositi dalla luce del tramonto che incorniciava la nostra fumata. 

Scritto in collaborazione con il "Pipa Club di Olevano Romano" (i brutti ceffi nella foto di copertina).

vistasardegna

Commenta questo articolo

Giuliano Milana

Mi chiamo Giuliano Milana, classe 1979, sono un naturalista (agli occhi di molti una specie di Bear Grylls "de noantri"). La natura oltre ad essere il mio lavoro, da sempre rappresenta la mia passione e il mio rifugio. Credo fermamente nelle tradizioni artigiane e pur trovandomi a vivere in un mondo moderno dicono sia nato "vecchio": velluto, cappello, buon vino e sempre l'immancabile pipa o un ottimo Toscano! Nonostante questo trovo ancora chi mi sopporta.

Articoli correlati (da tag)

  • Un sigaro tutto Nostrano!
  • Giacomo Penzo. Quando la pipa è giovane
  • C'era una volta una pipa dimenticata
  • Birre sotto l'albero 2013. Alla Taberna di Palestrina
  • Sicilia: dove la terra brucia…il tabacco!

Lascia i tuoi commenti

Posta commento come visitatore

0 Restrizione caratteri
Il tuo testo deve essere più lungo di 10 characters