Giovedì, 02 Maggio 2013 14:27

Paolo Cianferoni e i "nuovi" vini di Caparsa

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Un post di Caparsa è ricco di premesse, anzi se qualcuno mi concedesse una "licenza poetica" di natura superiore lo scriverei soltanto per premesse.

Qualcuna è d'obbligo per inquadrare l'oggetto del post, ovvero dopo 25 anni Caparsa svolta e passa dal grandissimo Sangiovese del "Caparsino" e "Doccio a Matteo" allo stupefacente Sangiovese dei medesimi vini.

Comiciamo a premessare.

Lo sanno tutti, sono un fan di Caparsa. Paolo rappresenta la cultura del vino, l'interprete di un territorio bellissimo e selvaggio, la memoria storica delle trasformazioni della sua terra e l'interprete dell'agricoltura naturale senza mode intorno.

Caparsa ha diviso la critica, fin dalle prima annate che mi sono trovato ad assaggiare. Acidità e tannino presenziano senza pietà, eppure per questi vini non è leggenda pensare di lasciarli evolvere. Mediamente raggiungono il meglio dopo 10 anni dalla vendemmia, oggi bere un Caparsino Riserva 1991 rimane un'esperienza importante dove l'intelletto è paralizzato e stupefatto per la fusione tra armonia raggiunta dall'affinamento delle componenti del vino e il racconto di una terra che non si tira indietro.

Ricordatelo, siamo a Radda in Chianti, probabilmente la miniera più grande di galestro e alberese, circondata da un bosco selvaggio. Qui non arriva la serenità e la dolcezza delle colline del Chianti Classico, Radda è terra per vignaioli veri.

Passavano gli anni dei vini morbidi a tutti i costi, ma la "merlottizzazione" non ha colpito Caparsa. Paolo ha tirato dritto per la sua strada, costruendo una rete di affezionati in Italia e all'estero che hanno sempre apprezzato lo stile dei suoi vini.

Negli ultimi 10 anni ha ben pensato di condurre un'opera costante di reimpianto, utilizzando in parte il più vecchio vigneto di Caparsa per salvaguardare quei cloni di sangiovese scomparsi anni fa ad opera di una moda che voleva soltanto quelli dalla perfetta maturazione fenolica e che oggi, causa le stagioni calde degli ultimi 10 anni, sviluppano troppo zuccchero negli acini. La caratteristica delle uve di Caparsa è stata per anni una difficoltà a svolgere la completa maturazione delle uve, causa il freddo e l'esposizione a Nord/Est. Oggi completata l'opera di reimpianto e favorito da un clima mite, Caparsa è pronta a far assaggiare il vino dei prossimi venticinque anni.

Già dall'annata 2008 in bottiglia è evidente un cambio di marcia, l'importante è non aspettarsi rilassamento o morbidezze, il cambio è soprattutto nella qualità dei tannini. In anteprima sveliamo il vino di tre annate future, assaggiate da botte e già assemblate: Il Caparsino Riserva 2009/10/11...


Questo è un articolo di Simone mai ultimato. E' rimasto dal 19 Luglio 2012 nella memoria di PDV: lo prendeva, lo rileggeva, lo cambiava.

Non era mai soddisfatto delle parole utilizzate. Mi diceva di avere pazienza, di aspettare. Doveva riuscire a raccontare il vino, il personaggio, il territorio; voleva emozionare, non stancare, evitare le banalità. Ogni volta scriveva e poi cancellava un finale che purtroppo non ci sarà mai.

Ogni lettera, ogni parola di Simone mi sembrano un bene troppo prezioso per tenerlo nascosto, quindi ho sentito il bisogno e il dovere di condividerlo con voi nonostante l'incompiutezza. 

foto di Lido Vannucchi

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Simone Morosi

Più di un decennio con in mano un calice di vino e mai un momento noioso. Per me il vino è oltre il lavoro che faccio: amici da scoprire, terre da visitare, contadini da cui imparare. Tutto ciò non mi affatica mai.
Non amo punteggi o classifiche, quello che faccio bevendo un vino è chiudere gli occhi e riporlo dentro la bottiglia. Un percorso inverso che mi porti dentro la cantina, mentre il proprietario ne spilla dalla botte e ne porge qualche calice. Uscendo all'aria aperta cammino tra le vigne e cerco di imprimere nei miei ricordi una storia intera.

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