Mercoledì, 23 Settembre 2009 09:28

Le mie prime bottiglie con il tappo in vetro

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Come anticipato nell'articolo "Vino-Lok. Il tappo in vetro", qualche giorno fa avevo ordinato tre bottiglie dell'azienda "Tenuta Ulisse", due bottiglie di Trebbiano d'Abruzzo e una bottiglia di Montepulciano. Sono arrivate, eccole qua!

All'inizio ho avuto qualche dubbio. Infatti, la trasparenza e le misure contenute del tappo contribuivano a creare una similitudine con l'antiestetico tappo a vite. Fortunatamente questa brutta percezione è stata immediatamente sovrastata dall'estrema eleganza della bottiglia. 

Una volta rimossa facilmente la capsula in alluminio, il tappo in vetro mi è apparso molto piacevole e per toglierlo dalla bottiglia basta una leggera pressione. Un'altra bella sensazione che si ha tenendo in mano il tappo in vetro è la consapevolezza del suo grande potenziale di personalizzazione. Infatti, le aziende potrebbero decidere di realizzarlo con stemmi o simboli oppure con colori differenti o, addirittura, con forme differenti.
Apprezzata l'estetica di Vino-Lok, ora passiamo all'argomento  praticità e funzionalità del tappo. Dopo aver aperto la bottiglia per la prima volta, il primo gesto che ho fatto istintivamente è quello di reinserire di nuovo il tappo nel collo della bottiglia. Forse è proprio questo il punto di forza dell'idea: il tappo chiude ermeticamente con estrema facilità la bottiglia ogni volta che vogliamo. Ho fatto anche la prova di tenerla a testa in giù e non ho visto una sola goccia di vino fuoriuscire dalla bottiglia.

Ma quando pensavo ormai che il tappo di sughero potesse finalmente andare in pensione, mi è sopraggiunta una strana sensazione negativa. Durante il pranzo, infatti, ho iniziato a realizzare che senza il tappo in sughero ed il cavatappi si perde un po' quell'atmosfera di sacro e misterioso che si crea durante l'apertura di una bottiglia. In quella tipica atmosfera dove si possono trovare mille metafore.

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Come quella di vedere il cavatappi come l'unica chiave possibile per ridare vita a qualcosa che riposa da molto tempo. Oppure, come quella di vedere la bottiglia come una cassaforte che custodisce qualcosa di molto prezioso e per aprirla bisogna "scassinarla". Insomma ho cominciato a realizzare che se da una parte il tappo in vetro donava una maggiore eleganza e prestigio al vino,  dall'altra toglieva un gesto estremamente coinvolgente come quello di stappare una bottiglia di vino. Quest'ultima considerazione mi ha lasciato un po' dubbioso su Vino-Lok ma nel complesso le sensazioni restano molto positive. 

Per la cronaca, la prima bottiglia che ho aperto è stata quella di Trebbiano d'Abruzzo che ho degustato con un ottimo risotto preparato da Silvia, ma questa è un'altra storia.

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Enrico Nera

Sono Enrico Nera, nasco in un piccolo paesino nella provincia sud di Roma il 6 settembre del 1980. Viti e botti entrano subito nella mia quotidianità. Come semplice bambino spettatore, guardo il lavoro di mio padre durante il susseguirsi della stagioni, dalla potatura invernale alla vendemmia autunnale. Ma la viticoltura necessita di forze, così inizio anch’io a dare il mio piccolo contributo. Ricordo ancora le risate di mio padre e mio fratello mentre mi guardano andare su e giù tra i filari ancora troppo alti per me. Ricordo ancora quando con mio nonno Tito, munito di bastone come unità di misura, ponevo nel terreno alla giusta distanza le barbatelle che mio padre avrebbe in seguito piantato per dar vita al nuovo vigneto. Le fatiche, le delusioni, ma anche le soddisfazioni di oltre 20 anni di lavoro della terra sono un alternarsi di emozioni che creano un susseguirsi di amore e odio. Come tutte le cose realmente belle, la grande passione per il vino e  per la viticoltura in generale diventa consapevole in me soltanto quando la distanza mi ha permesso di rielaborare i ricordi. Arriva il corso da sommelier, nasce ParliamoDiVino.com, finalmente posso liberare le mie emozioni nascoste per troppi anni. 

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